Il Top Italian Wines Roadshow a Stoccolma
L’occasione per questa seconda Lettera dalla Renna ruota ancora intorno al mondo del vino.

Naturalmente non poteva mancare il mitico Turriga con la vendemmia 2005.
L’occasione per questa seconda Lettera dalla Renna ruota ancora intorno al mondo del vino.

Guardati dall’uomo che sa cucinare. Ti lascerà la cucina piena di pentole unte.
Erica Jong
30 e 31 gennaio, 1 febbraio: sono le date di Identità Golose 2011.
Milano Convention Centre in via Gattamelata a Milano: è l’indirizzo della manifestazione.
Il lusso della sempicità, i segni e i gesti: sarà il tema portante della tre giorni.
Identità di Pasta, di Birra, di Miele, di Riso e Risotti: sono i temi che verranno approfonditi.
Dossier Dessert e La pasticceria italiana da ristorazione: sono le due angolazioni dolci del meeting.
Piemonte: la regione ospite.
Winelove e Un risotto per Milano: due manifestazioni parallele.
Inaki Aizpitarte, Massimiliano e Raffaele Alajmo, Luciano Alberti, Franco Aliberti, Josean Martinez Alija, Corrado Assenza, Sat Bains, Matteo Baronetto, Enrico Bartolini, Cesare Battisti, Frédéric Bau, Andrea Berton, Andrea Besuschio, Massimo Bottura, Pier Bussetti, Antonino Cannavacciuolo, Daniel Canzian, Chicco Cerea, Mauro Colagreco, Antonello Colonna, Christian e Manuel Costardi, Carlo Cracco, Accursio Craparo, Stefano Deidda, Luigi Dell’Amura, Gennaro Esposito, Loretta Fanella, Gianluca Fusto, Alfio Ghezzi, Filippo Gozzoli, Marta Grassi, Mehmet Gürs, Tatsuya Iwasaki, Camille Lesecq, Anthony Genovese e Marion Lichtle, Paul Liebrandt, Paolo Lopriore, Ferdinando Martinotti, Nuno Mendes, Teo Musso, Yoshihiro Narisawa, Damiano e Giovanni Nigro, Magnus Nilsson, Davide Oldani, Simone Padoan, Andrea Paternoster, Matias Perdomo, Alessandro Negrini e Fabio Pisani, Matteo Pisciotta, Eugenio Pol, Claudio Pregl, Giuseppe Rambaldi, Emmanuel Renaut, Niko Romito. Michele Rotondo, Davide Scabin, Joško Sirk, Elio Sironi, Gino Sorbillo, Marco Stabile, Ciccio Sultano, Luigi Taglienti, Matteo Torretta, Viviana Varese: sono i cuochi, i relatori, i protagonisti.
Paolo Marchi: è l’ideatore e curatore della manifestazione.
Da 60 a oltre 420 €: sono i prezzi – che forse avrei preferito un poco più abbordabili, anche se capisco tutte le esigenze ecc ecc. Starò fuori dalle vetrate, con le scarpe rotte e un filo di bava alla bocca.
Scherzi a parte, Identità Golose torna anche quest’anno 2011…
Emanuele Bonati
Una fondazione – “elBulli Foundation” – che aprirà nel 2014. Ecco che cosa diventerà elBulli nelle parole di Ferran Adrià, pronunciate, come avevamo riferito, ieri a Madrid Fusión.
Una fondazione che sorgerà fisicamente sulle “ceneri” del vecchio elBulli, nella Cala Montjoi della località catalana di Roses, con la missione di immaginare e creare, nella massima libertà, le “nuove frontiere” dei fornelli.
”Pensiamo che il concetto di ristorante, così come lo intendevamo e lo stavamo sviluppando con elBulli, potesse costituire un campo ideale di sperimentazione al massimo per altri 3 anni e che avremmo avuto bisogno di un altro scenario. Il centro creativo ci permetterà di creare giustamente molti scenari diversi”, ha detto Adrià.
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Obiettivi del progetto: costituire un archivio storico, sia materiale che digitale, degli anni di ricerca gastronomica portati da Adrià; ed essere un centro di aggregazione di creatività, di idee ed esperienze da condividere anche attraverso Internet. Dieci persone, selezionate attraverso la rete, lavoreranno a tempo pieno nella fondazione e saranno affiancate da 15 specialisti per stagione, soprattutto chef, ma anche gourmet, architetti ed esperti di design.
Adrià la immagina come ”un laboratorio unico al mondo, un punto di riferimento internazionale e una fonte di ispirazione costante in tutto quanto è collegato alla creatività e all’innovazione”: sarà il suo quartier generale a partire dal 2014, quando lo chef catalano riaprirà il ristorante che l’ha reso celebre.
fonte: ANSAmed
È stato detto che elBulli chiuderà a fine 2011. La domanda sorge spontanea: e dopo? Quali sono i nuovi progetti di Ferran Adrià? Per saperlo subito, basta andare, alle 12.45, a Madrid Fusión, dove Adrià stesso racconterà ai fortunati presenti – nella stessa occasione in cui aveva annunciato la “pausa di riflessione” due anni fa – che cosa farà…
Lo vedremo anche noi, seppure in differita.
E per chi volesse sapere da dove viene Adrià, e avesse magari già letto Un giorno a elBulli, il libro pubblicato un paio d’anni fa da Phaidon, è in arrivo, a giugno, sempre da Phaidon, Reinventare il cibo. Ferran Adrià: l’uomo che ha cambiato il nostro modo di mangiare, una biografia scritta da Colman Andrews, uscita l’anno scorso in inglese. In 16 capitoli, per 360 pagine, il libro racconta gli inizi di Adrià come cuoco durante il servizio militare e arriva al successo internazionale, ai riconoscimenti (per quattro anni miglior ristorante), e alla fortuna e sfortuna critica.
Da leggere…
Emanuele Bonati
La mia mamma cucinava così male che, quando portavo buoni voti da scuola, mio padre, come premio, mi mandava a letto senza cena.
Boris Makaresko
Eataly compie quattro anni. e ha dato il via a una serie di festeggiamenti che dureranno fino al 30 gennaio: dieci giorni di offerte, iniziative, degustazioni.
In particolare, a Torino sabato 22 verrà tagliata una – ormai tradizionale – torta gigante firmata Luca Montersino. Ricaviamo dal sito: 200 chili, 7 metri di circonferenza, 2,80 metri di altezza per 4.000 porzioni e 10 persone per la preparazione (della durata di tre giorni…): una Saint Honoré composta da chantilly allo zabaione e chantilly al cioccolato alternati da pan di Spagna alla vaniglia e pan di Spagna al cacao; negli strati cremosi, inserti croccanti di nocciole pralinate; il tutto decorato con panna montata alla vaniglia e al cacao.
Per quello che mi riguarda, andrò a festeggiare a Milano – senza torta, ma con tante cose buone buonissime ottime – e tante offerte…
Emanuele Bonati
Un archeobotanico ha ricostruito come gli antichi Celti facevano la birra nel 500 a.C. – almeno a a Eberdingen-Hochdorf, in Germania: con un fosso in cortile, semi di orzo, e del giusquiamo nero (una solanacea dagli effetti più o meno allucinogeni).
L’archeobotanico in questione è Hans-Peter Stika, dell’Università di Hohenheim, Stoccarda, che ha visitato diversi siti celti dell’età del bronzo proprio per cercare di capire come i diversi gruppi facevano la birra.
Il procedimento è semplice: si scava un fossato oblungo, vi si versano acqua e orzo, e si aspetta che quest’ultimo germogli. I germogli di orzo devono essere essiccati, per cui si accende un fuoco a ciascuna estremità del fosso e si va avanti fino a quando l’orzo è asciutto. In questo modo la birra diventerà più scura e prenderà un sapore affumicato; inoltre, i chicchi asciugandosi lentamente secerneranno acido lattico, che ha appunto un sapore acido. Acidità e fumo – delizioso.
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Nel procedimento alcuni dei chicchi si carbonizzeranno: lasciateli nel fosso per gli archeobotanici.
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Macinate gli altri chicchi per massimizzare la quantità di zucchero di cui si nutrirà il lievito, che sarà aggiunto dopo.
Al giorno d’oggi, la maggior parte delle birre sono aromatizzate con i fiori del luppolo, il cui utilizzo è documentato fin dall’800 d.C. Al tempo dei Celti si usava invece una speciale miscela conosciuta come gruit, che conteneva achillea, semi di carota, artemisia, e giusquiamo (o belladonna puzzolente: serviva per aumentare il tasso alcolico, ma si tratta di una pianta velenosa, per cui è meglio lasciarla perdere). Si facevano bollire questi ingredienti con i grani schiacciati, si toglievano i pezzi di grano, poi si riscaldava di nuovo il tutto molto lentamente con i lieviti, che devono rimanere vivi per fare l’alcol – probabilmente si usavano per questo delle pietre riscaldate, lasciate cadere nella miscela.
Il lievito si può trovare in natura – ad esempio, è la patina che si forma sui chicchi d’uva, o sulle noci. Mettendone un po’ nella miscela, si dovrebbe arrivare a ottenere tutto il lievito necessario. Quando il lievito è pronto, la maggior parte di esso si depositerà sul fondo. Fate raffreddare e godetevela. Servire a temperatura ambiente.
La sua famiglia è così povera che in casa non c’è neppure un tozzo di pane. Benny è costretto a spalmare la marmellata sul giornale.
Woody Allen