Archivio per November, 2010

Senza Veronelli

29 November 2010 - Commenti (9) »

Il 29 novembre di sei anni fa moriva Luigi Veronelli. In ordine sparso: uomo colto, libertario, cuoco, gastronomo, filosofo, anarchico, editore, enologo, personaggio televisivo, giornalista.

Ha pubblicato libri e riviste, scritto su Il Giorno, Corriere della Sera, Panorama, Epoca, Amica, l’Espresso, TV Sorrisi e Canzoni, Wine Spectator, Decanter, A – Rivista Anarchica, Capital e mille altre testate, ha pubblicato De Sade e per questo è stato condannato a tre mesi di reclusione (e il libro al rogo), ha fondato la casa editrice Veronelli Editore, ha istigato i contadini piemontesi alla rivolta contro i nuovi disciplinari  che favorivano la grande industria del vino a scapito dei piccoli produttori, è stato uno dei pionieri della cucina in televisione, con A tavola alle 7, ha pubblicato cataloghi di vini oli champagne, compresa la prima guida ai vini d’Italia (nel 1961…), libri sui cibi perduti (anche qui, un precursore), sui vignaioli, ha collaborato con centri sociali come il Leoncavallo di Milano e La Chimica di Verona dando vita al movimento Terra e libertà / Critical Wine…

E altro ancora. Qualcosa racconta Gianni Mura in un articolo su A – Rivista Anarchica. Che spiega anche la – criticatissima – iniziativa veronelliana legata ai centri sociali: “Degustazioni di vini pregiati al Leoncavallo: inaudito, il vecchio maestro dev’essersi bevuto il cervello. No. Il vecchio maestro, ormai quasi cieco, ci vedeva benissimo e il cervello ce l’aveva perfettamente funzionante. Il movimento Terra e Libertà, che insieme ad altri aveva fondato, pensava criticamente alla terra come pianeta e alla terra come suolo. E di grazia, con chi avrebbe dovuto schierarsi Veronelli, da sempre cavaliere solitario? Con le multinazionali che ovunque fissano il costo del caffè, del cacao, dei pomodori, delle olive? Coerente con tutta la sua vita, s’era scelto compagni di strada (e di lotta) legati dagli stessi sentimenti e dalla stessa visione di una terra divisa più equamente tra ricchi e poveri, di uno sviluppo sostenibile, di una trasparenza della filiera produttiva, di costi più accessibili per le tante cose buone (vino compreso) che passano per troppe mani ingorde prima di arrivare al consumatore. Contro la globalizzazione e gli OGM Veronelli era in prima fila.”

Io invece voglio ricordare brevemente le performance televisive di Veronelli, A tavola alle 7 appunto, che vedevo la sera prima di cena, adolescente 15-18enne. Ricordo Ave Ninchi, grandissima simpaticissima attrice, che qui trovava una sua dimensione nuova ma che era sempre la stessa dei film, la moglie, la donna di casa; ricordo gli interventi di Veronelli, che spiegava interpretava puntualizzava; ricordo i continui battibecchi fra i due – in gran parte recitati, ma assolutamente deliziosi (e non voglio far paragoni con le trasmissioni contemporaneee, non c’è proprio gara – a proposito, perché non si è mai ripreso questo programma, invece di inventarsene altri, anzi, di comprarli immagino a caro prezzo, e di qualità diciamo inferiore?).

Cito da un forum: “A tavola alle sette ” continuava l’esperienza di “Colazione allo studio 7 “, che partì da Roma nell’aprile del 1971 con la conduzione di Umberto Orsini per poi trasferirsi definitivamente a Torino l’anno dopo con Delia Scala. Solo nel 1973 arrivò Ave Ninchi [se non sbaglio la Scala aveva lasciato per i primi sintomi della malattia, un tumore, con la quale combatté per il resto della sua vita] e fu allora che il programma decollò. Nel ‘74 avvenne lo spostamento alle 19 sul Secondo Canale (ecco quindi il titolo “A tavola alle sette”): la rubrica venne ripresa nel ‘75 (ricordo una memorabile disquisizione di Bruno Pizzul sui piatti tipici del suo Friuli) e si concluse nel 1976 con l’altrettanto memorabile partecipazione di Gigi Radice, Francesco Graziani e Paolino Pulici, freschi di scudetto (bei tempi… !), alle prese con il pesce azzurro.

Grazie di tutto, Veronelli. Le idee che hai difeso, che hai iniziato a far circolare, spesso sono state stravolte e sono degenerate. Ma il tuo lavoro resterà.

Emanuele Bonati

Mi sto domandando come taggare questo mio post. Forse mi conviene creare una categoria ad hoc…

La frase della settimana

28 November 2010 - Commenti »

Il vino è il canto della terra verso il cielo.

Luigi Veronelli

Tags: ,

Cosa c’è nel weekend

26 November 2010 - Commenti »

Questo weekend – come peraltro ormai tutti i weekend dell’anno – sono numerose le iniziative enogastronomiche un po’ in tutta Italia, dalla Sagra dello stinco a Mede (Pavia) alla Sagra dell’ulivo e dell’olio a Brisighella, a “Re Panettone” a Milano, al Teatro Pier Lombardo.

A Torino, dal 27 al 29, si terrà “Golosaria Torino“, l’edizione torinese appunto della bella iniziativa (che chiamerei quasi “festa”) di Paolo Massobrio, che segue di pochi giorni l’edizione milanese (a cui abbiamo fatto visita: come sempre in questo tipo di manifestazioni tantissime cose buone, belle, da vedere assaggiare, persone incontri, scoperte, iniziative, in un tourbillon di sensazioni… entusasmante, ecco – bravo Paolo!!!). Citiamo dal sito: Il tema di Golosaria a Torino, quest’anno, verterà sui “sistemi del gusto“ in Piemonte, ovvero su quelle realtà che hanno deciso di unirsi per meglio valorizzare le loro specificità. E questo è il futuro, non solo del Piemonte, ma di tutta Italia. Da questo punto di vista il Piemonte si pone come un laboratorio, giacché abbiamo individuato ben 10 “sistemi” che a loro volta raggruppano decine di artigiani che raccontano un territorio. Per la prima volta si presenteranno insieme nel capoluogo piemontese, a cominciare dal Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, fino alle varie realtà che toccano tutte le province della regione. Merita venirli a conoscere.

E noi siamo d’accordo…

A Milano, invece, in Zona Ventura, dietro Lambrate (una bellissima zona industriale riqualificata e abbellita ecc.), “Semplicemente Uva“, la “Rassegna del vino [cosiddetto] naturale” nata da un’idea del Gastronauta Davide Paolini e organizzata da Piaceri d’Italia. La manifestazione intende dare voce alle associazioni, ai consorzi, ai gruppi nazionali e internazionali, alle etichette indipendenti e ai maggiori esponenti del vino “naturale”.

C’è movimento in giro – muoviamoci…

Emanuele Bonati

Tanto CibVs QuantoBasta

25 November 2010 - Commenti (4) »

Tonno sui miei passi

Il mondo della gastronomia, come qualsiasi altro, vive di mode – ma fortunatamente riesce, di solito, a superarle senza troppi danni.

Così, siamo sopravvissuti all’apoteosi, al trionfo di panna nella quale venivano affogate improbabili scaloppine, abbiamo messo la rucola ovunque, abbiamo fatto il risotto con le fragole ed il dessert con il gorgonzola. Abbiamo combattuto il junk food a colpi di focaccia e non abbiamo fatto prigionieri (anche se non bisogna mai abbassare la guardia…). Siamo arrivati a pensare che “cucina etnica” sia ogni cosa dove si mette il curry (che si trova, ben confezionato, pressoché ovunque, tranne che nelle cucine delle famiglie indiane), o anche ogni cosa che si possa mettere nello stesso piatto con couscous o burghul, fosse anche una fetta di pizza – o comunque ogni cosa che abbia nel nome almeno una k o w o j, o finisca in consonante – dimenticando che l’etimologia di etnico è più vicino al concetto di  “popolo, gente” che non di “potpourri di luoghi comuni”.

E adesso è arrivato il pesce crudo: che è ugualmente etnico ma molto più figo. Vuoi mettere tra un piatto di labna ed uno di sushi o sashimi? Ed il wasabi? E la radice di zenzero tagliata come se fosse tartufo? Nel giro di pochi anni siamo passati dalla pausa pranzo  a base di pizza bollente mangiata in piedi ed arrotolata (con relativo pericolo sbrodolamento…) ad un momento di break freddo e minimalista con – irrinunciabili! – Chopsticks o Hashi che dir si voglia.

Ma mentre l’eccesso di consumo di pizza finisce nel girovita, che, eventualmente, è possibile combattere con qualche sessione aggiuntiva di addominali, la passione travolgente per la tartare di tonno, e per il pesce crudo in generale, ha travolto anche un ecosistema preziosissimo.

Foto http://www.flickr.com/photos/bass_nroll/

Oggi il 75% delle riserve ittiche sono a rischio estinzione. Il settantacinquepercento a rischio estinzione vuol dire che i nostri figli leggeranno del passaggio su questa Terra (o, meglio, nei nostri mari) di molte specie ittiche solo nei libri di scienze, come noi oggi leggiamo del Dodo, abitante pacifico delle Mauritius che grazie ai portoghesi prima ed agli olandesi poi si estinse in meno di 10 anni: cacciato perché preda facile (pur essendo le sue carni disgustose), il suo habitat naturale distrutto. E tutto questo ben prima dell’arrivo dei villaggi turistici…

Un’alternativa potrebbe essere l’allevamento (magari evitando di nutrire il pesce con le stesse farine animali che si danno ai polli), ma i puristi giapponesi storcono il naso e lo snobbano sdegnati. Dalle nostre parti ci sono forse più estimatori modaioli che puristi, e si potrebbe iniziare a riflettere sulla questione da persone sensate, sollecitate più da un senso etico che estetico…

Anna Maria Pellegrino

lacucinadiqb

Enocratia: chiacchiere vino e degustazioni

24 November 2010 - Commenti (3) »

Abbiamo già parlato di Enocratia, simpatico locale milanese (in via Sant’Agnese 14), direi unadue… no, tre volte. Abbiamo detto della gentilezza della cortesia della simpatia del posto e delle persone, dell’atmosfera, di quanto sia piacevole. Abbiamo anche accennato a un possibile futuro da tenere d’occhio… Bene, il futuro è qui. Anzi, sta proprio arrivando.

Il futuro è – ad esempio -  la cucina, i giovani che la mandano avanti, con originalità, inventiva, passione. Un futuro promettente – ad esempio, abbiamo assaggiato qualche settimana fa: Risotto alla Milanese con rognone trifolato, Gnocchetti di zucca fatti in casa al castelmagno e burro alla camomilla, Spaghetti gragnano vongole pomodorini sedano fresco, Bavarese alla lavanda con sfoglia di mandorle caramellate, Panna cotta ai cachi vaniglia scagle fondente, e una meravigliosa Tarte tatin alle mele. Buoni, molto buoni, con tocchi di originalità, ben preparati, e accompagnati da bicchieri di vino consigliati ad hoc da Davide (inutile dire che gli abbinementi erano particolarmente interessanti).


Ma il futuro è anche giovedì e venerdì prossimi, 25 e 26 novembre, dalle 19 in poi. Ma sarà anche il 4 dicembre, o meglio dal 4 dicembre.

Il 25 Antonino Barraco e Massimiliano Croci, il 26 Arianna Occhipinti ed Elena Pantaleoni propongono una selezione dei loro vini, abbinati a piatti che escono direttamente dalle cucine enocratiche. A contorno, voci e amici.

E il 4 dicembre, una mostra fotografica con asta di beneficenza in collaborazione con IMIL, Associazione Stefania e Az. Agr. Andi Fausto: gli scatti di Stefano Di Tommaso ci mostrano una realtà diversa o forse uguale alla nostra ma da una prospettiva personale…

Emanuele Bonati

Pubblicato in locali | 3 Comments »

CibVs per la mente

22 November 2010 - Commenti »

L’amore vive non solo di sentimento ma di bistecche.

Carlo Dossi, Note azzurre

Tags: ,

Cosa fai se ti regalano…

19 November 2010 - Commenti »

…un pacco di pane carasau da 10 kg?

Bene. Ho preso 2 disconi di questo pane e li ho bagnati con un po’ di brodo freddo.
Li ho stesi sopra un canovaccio in modo che il brodo venisse assorbito ed il pane si insaporisse per bene.
Nel frattempo ho sbollentato delle cime di rapa e poi le ho saltate in padella con aglio olio peperoncino ed ho aggiunto anche dei cubetti di cotechino che mi era avanzato dal giorno prima.
Ho messo una fetta di carasau in una teglia, poi ho aggiunto le verdure saltate con il cotechino, poi un’altra fetta di carasau, ed ho infornato per alcuni minuti. Giusto per scaldare un po’ il tutto.
Christian Sarti
Pubblicato in RICETTE | Comments »

Alessandro Cogliati miglior chef emergente del Nord Italia 2010

18 November 2010 - Commenti (4) »

Tra domenica 14 e lunedì 15 novembre, alla Certosa Cantù di Casteggio (PV), è stato assegnato il premio al miglior chef emergente d’Italia 2010 – e ha vinto Alessandro Cogliati, chef del ristorante Due Scale di Luino, Varese.

Il premio era organizzato da Witaly, con la collaborazione e il supporto della Camera di Commercio di Pavia e presentato dal giornalista Luigi Cremona – potete leggere il suo resoconto della competizione qui – mentre la giuria di giornalisti ed esperti del settore era presieduta da Fausto Arrighi, direttore della guida Michelin.

I giovani chef protagonisti della manifestazione erano: per la Lombardia, Lorenzo Santi del ristorante La Maniera di Carlo di Milano, Luigi Gandola del Salice Blu di Bellagio (Co), Massimiliano Limadori del ristorante La Cave di Casteggio (Pv) e appunto Alessandro Cogliati del Due Scale di Luino (Varese). Per le altre regioni del Nord, Daniele Lunghi del ristorante Locanda Canevari a Volpedo (Al), Christian Milone del ristorante Zappatori a Pinerolo (To), Davide Cannavino del ristorante La Voglia MattaC’era una volta di Cussignacco (Ud), Giuseppe Nasti del ristorante Alla Fortuna di Grado (Go) e Marianna Pillan del ristorante Zenzero di Grumolo (Vi). di Genova, Mattia Manetti del C’era una volta di Cussignacco (Ud), Giuseppe Nasti del ristorante Alla Fortuna di Grado (Go) e Marianna Pillan del ristorante Zenzero di Grumolo (Vi).

Il giovane (veramente giovane: 26 anni…) chef ha alle spalle una carriera tutto sommato breve ma ricca di esperienze, comprese alcune apparizioni in tv, e si presenta con un menu decisamente intrigante.

La vittoria è stata ottenuta grazie a un “Risotto zucca Hokaido con lo sminuzzato di capriolo al cioccolato fondente profumato al timo-limone” e “L’insalatina di trota affumicata al tiglio con crescioni di ruscello e dressing al Primo Mugo”. Niente da dire: anche solo il nome e la faccia dei piatti meritano…

Mi sa tanto che ne riparleremo.

Emanuele Bonati

foto di www.porzionicremona.it e Ufficio Stampa

Pubblicato in manifestazioni | 4 Comments »

CibVs consiglia: “Storia di cucina, amore e follia” di Gaetano Taverna

18 November 2010 - Commenti (3) »

«È strano, sarà almeno la decima volta che controllo le preparazioni, ma ancora non mi sento tranquillo.

Mancheranno sì e no una trentina di minuti, le pietanze sono quasi tutte pronte, ma a differenza delle altre serate, stasera mi sento piuttosto inquieto.

Forse sarà la stanchezza. Anzi, direi proprio che sto risentendo di una stagione estiva piena di lavoro che non mi ha permesso di avere nemmeno un fine settimana libero. Ma l’inquietudine che sento stasera ha più il sapore dell’apprensione, come se mi dovesse capitare qualche cosa.»

Comincia così il nuovo libro di Gaetano Taverna. Chi è Gaetano? “Un amico di CibVs” non è un gran che come definizione – si può fare di meglio. Ma più che una descrizione, meglio elencarne gli ingredienti: un po’ di Sicilia, ma anche un po’ di Roma; un po’ di IT (diciamo quanto basta), da usare come base, tanta scrittura, tanta cucina, da condire con passione di gourmet. Mescolare il tutto, far lievitare, dare la forma di un Gaetano – ed ecco pronto un sito (cucinet.com), ricette, racconti e romanzi a volontà.

E proprio dall’ultimo romanzo di Gaetano sono tratte le righe che avete letto all’inizio di questo post. Si tratta di un nuovo, secondo episodio delle avventure di Davide Sali, chef, e del suo amico-aiuto chef tuareg, Jamal Hawad, che dopo aver cucinato ed essere stati al centro di una spy story ambientata in Arabia Saudita nel romanzo precedente (Una spia tra i fornelli, 2006) si trovano ora invischiati (impastati?) in un’altra vicenda spionistica che unisce Venezia, i fornelli, la ex-Jugoslavia…

Interessante mix di avventure e preparazioni culinarie (con ricette), questo nuovo romanzo si intitola Storia di cucina, amore e follia, è edito da Perrone LAB – Giulio Perrone Editore ed è prefato da Stefano Buso, che ne sottolinea le atmosfere chandleriane – portate nella laguna veneta…

Emanuele Bonati


Pubblicato in amici, letteratura | 3 Comments »

L’AntipatiCibVs: buttafuori i buttadentro

15 November 2010 - Commenti (2) »

OK – non sempre si riesce a riconoscere a prima occhiata un indigeno da un turista, e insomma non c’è niente di male, se anche mi si rivolgono in un anglofrancoteutoitaliano capisco cosa vogliono, se anche i gesti non fossero più che eloquenti, ma…

Ma insomma: perché certi locali del centro di Milano, ma anche di numerose località più o meno turistiche, sono attrezzati con giovani ambosessi (a volte magari dei giovani anzianotti) che sulla soglia ti sorrrdiono e ti invitano ad entrare o ad accomodarti nei dehors, a bere mangiare degustare… Perché?

La domanda in subordine, ovviamente, è “perché poi lo chiedono a me”, visto che spesso passo, per il centro sulla via di casa, rigorosamente da solo, con l’aria piuttosto affranta da “holavoratotuttoilgiorno nonnepossopiù ilmiocapoiltelefonoicolleghigliautoriilibriifornitori cosavoglionotuttidame ADESSOMORDO!” – e altrettanto spesso vengo invitato a degustare appunto lasagna, spaghetti bolognese, pizza, happy hour… Ho forse l’aria del broker inglese alla ricerca di nuovi mercati e di una fuga dal tè con un velo di latte, del manager teutonico disposto a ingollare qualsiasi cosa purché servita con un decalitro di birra, o che so io?

E per quale mai motivo un turista, o uno straniero qualsivoglia, vedendo una distesa di tavoli apparecchiati di fronte a un cameriere dall’aria attendente, non può realizzare da solo che, se volesse mangiare, lì troverebbe certamente pane e companatico per i suoi denti? Non ricordo di avere trovato simili “buttadentro” all’estero, ad esempio – ommammamia, in realtà sì, solo che volevano buttarmi dentro localini dall’aspetto che definire squallido sarebbe già un connotarli come locali lussuosi, anche se l’opulenza dell’accoglienza era ben evidenziata dalle forme esposte – non certo di prosciutti, quanto di signorine che pur avendo l’età dei datteri si esibivano, a quanto pareva, in numeri che lasciavano ben poco all’immaginazione porcona dei passanti, illuminati da piacevoli luci rossastre, non certo estremo lascito di comunismi ormai passati…

Insomma, l’idea del “buttadentro” non mi piace molto, poco elegante, non so, sempre un po’ malandrina (inutile dire che i sorrisi maschili rivolti alle fanciulle così come alle vegliarde sono un campionario di un certo atteggiamento maschile…) – un po’ Leporello, un po’ Arlecchino, un po’ così…

Emanuele Bonati

Pubblicato in AntipatiCibVs | 2 Comments »