Già uno deve lavorare nottetempo, sottraendo ore al sonno al riposo alle letture alla famiglia agli svaghi – ma se poi ci si mette anche Ariel…
Già uno deve lavorare nottetempo, sottraendo ore al sonno al riposo alle letture alla famiglia agli svaghi – ma se poi ci si mette anche Ariel…
Stasera, dalle 18, inaugurazione ufficiale e presentazione di “Enocratia”, un nuovo centro d’espressione ed esperienza enogastronomica e sensoriale: nasce e muove i primi passi un locale di “concetto”, dove il vino ed il cibo la faranno sì “da padroni”, ma accompagnati da bookcrossing, free wi-fi, libreria enogastronomica, mostre fotografiche, installazioni, vernissage, degustazioni, e molto altro.
CibVs ci sarà – Anna Vitolo e Davide Mingiardi ci spettano…
Enocratia, il goVerno del Vino
via Sant’Agnese, 14
Abbiamo già parlato di TriestEspresso Expo, la manifestazione che si terrà nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, a Fiera Trieste, fra il 28 e il 30 ottobre. Alla manifestazione sono collegati alcuni eventi culturali interessanti anche per chi non è legato agli aspetti economico-commerciali dell’Expo.
La città di Trieste, con il suo porto, rappresenta infatti un caso unico nel panorama nazionale ed internazionale del mondo del caffè. Evoluzione storica e posizione geografica hanno contribuito alla nascita di un patrimonio importantissimo, fatto di conoscenza, di competenza e di specializzazione, mescolati ad una vera e propria passione per il chicco di caffè e per i suoi derivati.
Tutto ha inizio nel 1700, quando attraccano per la prima volta a Trieste navi cariche dei preziosi semi provenienti da porti dell’Impero Ottomano quali Smirne e Alessandria d’Egitto. Alcune fonti riportano che nel 1748 Teodoro Vetrato di Santa Maura si trasferì a Trieste per aprire una “ricca ed elegante caffetteria” in Piazza Grande (oggi Piazza Unità). Ebbe inizio il periodo in cui Trieste vide la nascita di diversi pubblici esercizi che inalberavano l’insegna del “caffè”: “Le principali botteghe da caffè sono le seguenti: All’Imperatore Principe ereditario d’Austria in contrada nuova, All’Austria in contrada della dogana, Alla Costanza, ed Alla Regina d’Inghilterra in contrada del corso, Alle Nazioni, Al Principe Carlo d’Austria, e Al Caffè Nuovo sulla piazza della Borsa, e Alla Stella Polare in contrada della caserma dove concorrono le più colte persone, e che sono provvedute delle migliori gazzette nazionali ed estere” (Agapito, Descrizione della Fedelissima).
Tutta questa storia legata al caffè potrà essere percorsa grazie alla mostra Trieste Città del Caffè che potrà essere visitata nelle tre giornate di apertura del TriestEspresso Expo al museo commerciale del caffè in Via san Nicolò 7.
Ho letto un po’ quel che si dice in giro su Taste of Milano – su i vari blog e siti e… Giudizi di vario tipo, da così così a pessimi.
A me non è dispiaciuto, invece.
Ho trovato un’assurda rapina il biglietto d’ingresso, 22€ per comprare piattini e quant’altro (ne ho parlato qui) – a quando il biglietto d’ingresso all’Esselunga o alla Coop? Pessima l’organizzazione, i pochissimi tavolini, e sedie, se i 22€ fossero serviti per avere un posto a sedere…
Dopo di che: ho mangiato un sacco di cose, in quantità ridotte, ma anche a prezzi ridotti; ho fatto delle code, niente di impossibile o insopportabile; ho mangiato in piedi, ma non è una cosa che mi turbi più di tanto… Il gioco era questo, uno lo sapeva in partenza, io non mi aspettavo certo gli stucchi del Savini o la raffinata eleganza del Park Hyatt – speravo certo in qualche tavolo in più, ma pazienza; l’idea di fondo mi piaceva, una specie di mostra delle eccellenze gastronomiche con la possibilità di assaggiarle, a prezzi modici. Una delle cose che sembrano ovvie e scontate parlando di alta cucina è che spendere 100, 200 € per una cena siano una cosa normale – non lo è, non per me almeno: posso anche decidere di andare una o più volte al mese a mangiare in un grande ristorante, ma questo comporta una serie di tagli di budget al resto della mia vita (per carità, spendo troppo, in libri ad esempio, in cd, benzina…). Con Taste ho potuto in un colpo solo avere un’idea, approssimativa per carità (probabilmente le cose cucinate al ristorante sono migliori, mangiate sedute hanno un altro gusto, ma va bene lo stesso), di cosa vuol dire cucinare per Cracco, Sadler, Aimo e Nadia e così via. Con la spesa di un pranzo in uno di questi locali ho assaggiato una quindicina di portate, e la prossima volta che andrò da Oldani, o da Alice, potrò dire questo l’ho già mangiato, mangio quest’altro, oppure voglio riprovarlo… Ci sono andato con le mie amiche e amici, abbiamo parlato, gustato assieme, fatto code diverse, scambiato assaggi di assaggini, in modo piacevole. Alcune cose mi sono piaciute moltissimo, altre un po’ meno, altre meno meno – per carità, non sono un esperto, un buongustaio, un gourmet gourmand, ma solo uno che mangia e dice buonocattivocosìcosì. C’era gente contenta, altra meno (come sempre, come dappertutto), gente con evidente puzza sotto il naso, gente normale, terribili gay con la borsa da uomo (dice Enrico Sola su Suzukimaruti), qualche bambino, gastroconsapevoli, gastrofanatici, blogger e bloggeresse, passanti e curiosi, habituè e varia umanità…
Anche nelle citiche più puntuali non mi ritrovo. Nelle mie code non c’era nessuno ‘imbufalito’, né minacciante ritorsioni; nessuno di noi è andato a mangiare la porchetta fuori dal recinto del Taste (e se anche fosse?), magari era gente che si sfogava dopo aver partecipato alla festa della libertà lì a fianco… Da aimo e Nadia hanno esaurito la noce di vitella ecc, come racconta Christian nel suo commento: succede, 3500 porzioni forse non se lo immaginavano, spero che le abbiano procurate per il giorni seguenti…
In tutti i ‘locali’ dove sono stato c’era una persona alla cassa, a ritirare i famigerati ducati, e almeno un paio a servire, e le attese non sono mai state eccessivamente lunghe, né giovedì né venerdì. Certo, al ristorante aspetti comodamente seduto, ma qui, forse lo si è capito, non siamo al ristorante.
E poi – gli chef si sono venduti per offrire copertura con la loro celebrità a un evento commerciale? può darsi, fanno anche la pubblicità, e allora? Magari non lo sapevano. Magari faceva loro comodo il ritorno d’immagine. Non mi cambia la vita, però.
Insomma, una cosa normale, prevedibile, non un insulto alla sacralità o alla convivialità dell’atto del mangiare, all’alta cucina…
Speriamo che l’anno prossimo lo rifacciano, ma meglio.Se hanno bisogno di un consulente su quante sedie mettere, dove, e così via…
Emanuele Bonati
Segnaliamo un’iniziativa benefica dell’azienda vitivinicola Villa in Franciacorta con la Fondazione Francesca Rava.
La Fondazione rappresenta in Italia N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli), associazione di volontari che da anni aiuta l’infanzia in condizioni disagiate nei paesi più poveri del mondo.
In collaborazione con loro, Villa sosterrà due iniziative di Un sorriso per gli angeli, operazione che si pone l’obiettivo di realizzare una nuova casa per i bambini resi orfani dal terribile terremoto che lo scorso gennaio ha sconvolto Haiti.
La prima occasione sarà il Concerto di musica sacra che Andrea Bocelli terrà il prossimo 30 settembre alle ore 21 presso la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica Italiana (diretta dal M°Marcello Rota). Per la prima volta nella storia si terrà infatti un concerto all’interno del Duomo di Milano grazie alla concessione del Papa Benedetto XVI. Dopo il concerto si terrà una cena a Palazzo Reale per la quale l’azienda Villa contribuirà con i rinomati vini e le prestigiose bollicine della sua collazione.
A ottobre partirà Una bollicina per un sorriso, iniziativa ideata da Roberta Bianchi.,titolare dell’azienda, per contribuire, attraverso le rinomate bollicine della Franciacorta, alla ricostruzione di un futuro per i bambini di Haiti.
Alice Ristorante
Viviana Varese
Baccalà confit, trippa di baccalà e latte di baccalà scarola e olive
Polpo su crema di patate e granita di patata arrostita
Cracco
Carlo Cracco
Crema di riso allo zafferano con cioccolato al riso croccante
D’O
Davide Oldani
Legume al cucchiaio, stracciatella di bufala e fichi cotti
Il Liberty
Andrea Provenzani
Ravioli di patate arrosto ripieni di Grana Padano 27 mesi, aceto balsamico tradizionale e noci
Ganassino di maiale al ristretto di Marsala e fico caramellato
Il Luogo Di Aimo E Nadia
Aimo Moroni
Noce di vitella di montagna marinata con zenzero melissa timo limone in sala di pomodoro camone sardo
Tortelli di grano bruciato con melanzane burrata e cicale di mare
Dolci ortaggi: tortina di farina di castagne, composta di finocchi e arance, cioccolato rio caribe, crema al bergamotto
Ristorante Bianca
Omar Allievi
Parmigiana “bianca” flan di melanzane, consommè di pomodoro e spuma di mozzarella di bufala
Ristorante Sadler
Claudio Sadler
Fogliette di tonno rosso di Carloforte in salsa tonnata, fiori di cappero e cristini di pane
Stecco di riso giallo alla milanese croccante con salsa di ossobuco
The Park Restaurant – Park Hyatt
Filippo Gozzoli
Rigatoni trafilati al bronzo con carbonara di mare
Trussardi Alla Scala
Andrea Berton
Raviolo di stinco di vitello con consommè al lemongrass
Insalata liquida con sfera di baccalà al nero
…e ne parleremo!
Emanuele Bonati
“La mia cucina è totalmente ispirata alla Sicilia. Poiché credo che l’origine del cibo sia il bisogno di nutrirsi e di ottenere con pochi ingredienti il miglior risultato, la mia cucina valorizza i prodotti che la terra ci regala.”
Filippo La Mantia
www.filippolamantia.com
Filippo La Mantia è un professionista preparato e appassionato del suo bel mestiere. Ascoltarlo mentre descrive i piatti da lui creati, che richiamano l’essenza della sua terra, la Sicilia, è davvero emozionante. Sapori agrodolci che richiamano il mare, il vento, il sole, e quindi la vita.
Quella di La Mantia è indubbiamente una cucina oltre ogni corrente e moda effimera. In un certo senso, nelle sue pietanze c’è il suo modo di essere, la sua energia ed esperienza.
Assaggiare le sue ricette è come affrontare un viaggio ricco di suspense e piacevoli colpi di scena…
Sono nato con questi dettagli presenti nella mia vita. La cucina mi ha accolto con tanta gioia. Il ricordo costante è quello di mia madre che cucinando cantava. I profumi di agrumi, il basilico, la menta, i capperi e il sedano mi hanno sempre seguito. Quasi avessero composto la colonna sonora della mia vita. Amo la mia terra, tutti gli elementi che la compongono e il mio lavoro. Il mare è sempre stato un momento univoco fra la tradizione e la tavola. Ho vissuto tanti anni a Mondello e il contatto con i pescatori era totale. Il pesce, quando è fresco, non ha bisogno di nulla. Va solamente condito con un olio buono e una goccia di limone. Il resto è superfluo…
Il piatto che amo di più è la caponata di melanzane. È l’unione esatta tra convivialità, famiglia e amore. La caponata veniva realizzata dalle donne, nelle domeniche estive, e tutto sapeva di salsa, basilico e… melanzane. L’agrodolce serviva per conservare questo piatto meraviglioso anche una settimana. Era il cibo indispensabile per gli uomini che andavano a lavorare nei campi o in mare, a pescare. Quindi, un cibo confortevole, nutriente e universale. Oggi è diventato il piatto simbolo della mia cucina.
Rispetto ogni idea e persona. La cucina, oggi, ha molti interpreti. Chef che hanno contribuito a un’evoluzione straordinaria del cibo. Mi sento uno degli ultimi arrivati in questo meraviglioso mondo. Il lavoro del cuoco è faticoso. E la creatività non deve mai mancare. Però ho sempre avuto le idee ben chiare. Odio i ciarlatani, i venditori di fumo, quelli che si sentono arrivati perché “affermano” di esercitare da anni, quindi il loro dire è inopinabile. Ma non è così! La vita insegna che l’estro, la fantasia, la libertà di azione e… soprattutto l’onestà d’animo premiano sempre, e talvolta in fretta. Il cibo deve conservare la propria essenza. Non dovrebbe sbalordire per forma o per composizione. Dovrebbe avere storia e, nello stesso tempo, essere attuale e moderno. La leggerezza è senz’altro il denominatore comune “del progetto” che i cuochi portano avanti nelle loro realtà. La cucina concettuale non la capisco, comunque, come dicevo prima, sono rispettoso delle scelte altrui. Penso però che attorno al cibo prendano forma fenomeni sbagliati, eccessivi. In questo momento c’è troppa attenzione attorno al mestiere del cuoco, una professione alquanto impegnativa e di sacrificio, come lo è amministrare un locale, grande o piccolo che sia. Troppi riguardi per la cucina e… pochi per il servizio di sala, che spesso delude.
Mangio bene quando sto bene con me stesso! Spesso i cibi straordinari sono indicati per alcuni ma per altri no! Il cibo è molto soggettivo… Il palato memorizza i gusti sin dall’infanzia, facilitando la sensibilità, e così il cibo diventa sacro. Amo alcuni elementi, che dopo esser stati trasformati rappresentano una melodia. Forse ad altri non dicono proprio nulla… ma chi se ne frega! Io, in fin dei conti, cucino solamente quello che mi appassiona e piace.
Lo Zibibbo. Prediligo i vini da meditazione. Amo sentire quello che una terra impossibile come quella di Pantelleria produce. Ho dei ricordi straordinari nella cantina di De Bartoli. Pane, paté di capperi, pomodorini secchi e Zibibbo… che altro?
Davide Oldani! Probabilmente dal punto di vista professionale siamo gli opposti, tuttavia è una persona che stimo molto. Ha fatto del suo lavoro un’autentica filosofia. Ha inventato un progetto straordinario, ed è un cuoco fantastico.
Il mio nuovo ristorante è andato ben oltre ogni più rosea previsione. Da quando ho aperto non mi sono più fermato. Ad un anno dall’apertura, ho stimato una presenza (serale) di ben 26.000 coperti. Penso sia un record, a dispetto della critica che mi dava per “spacciato”. Per qualcuno il mio era l’ultimo ristorante d’Italia, e forse lo sarà ancora. Tuttavia il verdetto finale è del commensale. Loro, i clienti, sono importanti. Il cibo o è buono o cattivo… se è saporito, curato nei dettagli, i clienti ritornano.
Già verso fine estate (estate 2010 n.d.r.) sarò pieno di prenotazioni, eventi privati e istituzionali. Ma in fondo è sempre un bel gioco. Il mio motto è: ogni giorno è il primo giorno, non ti rilassare mai e ringrazia Dio per tutto questo!
Un saluto a tutti i lettori e amici di CibVs.com!
Intervista di S.B.
Fotografie di Gianmarco Chieregato
Finalmente è iniziato Taste of Milano, al Parco Sempione: una bella area recintata, piena di tende tendine tendoni leccornie negozietti produttori tavolini (pochini) (ma pochini) sedioline (pochine di più) e quant’altro…
Naturalmente CibVs è andato, e vi racconterà con calma come cosa e tutto quanto – ma prima di tutto un’osservazione. Bello il sistema dei ducati per comprare i vari piattini nei vari ristorantini (a che pro però? a parte il consumo di carta per stampare i ducati, se io invece di dare 5 biglietti da un ducato ne davo solo uno, cartaceo anch’esso, ma già esistente, con scritto su “5€”, non era lo stesso? e visto che non sono rimborsabili, se sbaglio i calcoli e me ne rimane uno o due, devo comprarne altroi dieci per fare un piatto da 6 + uno da 5 o due da 6… – ok, magari ci sono profonde motivazioni fiscali, o la necessità di pagare l’affitto dello spazio, delle tensostrutture, dell’elettricità, il gas, o che so io, ma insomma…). E allora: perché pagare 22€ solo per entrare? Capisco che probabilmente (non ho controllato, la mia è stata un’incursione rapida) i vari “eventi” (dalle presentazioni di libri alle dimostrazioni degli chef, alle degustazioni di vini) sono gratuiti (anche se il libro, ad esempio, si fa pubblicità), ma perché devo pagare per andare a un banco del cioccolataio o del pastaio che magari mi fanno sì assaggiare qualcosa, ma che comunque vogliono vendermi (o presentarmi in vista di una futura possibile vendita) il loro prodotto?
Ormai questa cosa si sta diffondendo – si paga per andare a Orticola, in cui espositori di piante e fiori vendono gli stessi), ho pagato per una fiera del biologico a Villa Necchi (un tendone con una ventina di banchetti che vendevano i loro prodotti: pago per comprare!) – non ho pagato al Mercato della Terra, strano…?
Ma il fatto che l’abitudine si diffonda non la rende meno sgradevole – è vero che si paga l’ingresso alla Fiera Campionaria (ricordo quando ci andavo da bambino), e forse lo capisco (si paga anche all?Artigiano in Fiera? non ricordo), e che si è sempre pagato, e che insomma le cose si fanno e organizzano sì per diffondere l’alta cucina il gusto e tutto ma anche per fare soldi… ma!
Emanuele Bonati
L’Antico Frantoio dei fratelli Sommariva di Albenga in trasferta a Milano il 30 settembre, a partire dalle 18 – all’Ecotime Store in via Pasubio 6/8.
Dalle ricerche di Remo Morlacchi, un’altra delle periodiche serate di degustazione – questa volta a base di olio, pesto, creme, caviale del Centa, Pigato, Rossese… tutto all’insegna della Liguria (anzi, del Ponente ligure) più genuina.