Archivio per November, 2009

La frase della settimana

30 November 2009 - Commenti »

Non c’è amore più sincero di quello per il cibo

G.B. Shaw

Cucina internazionale al PIME Milano

30 November 2009 - Commenti »

Volevo segnalare un’iniziativa del PIME di Milano: un ciclo di incontri, presso il Museo Popoli e Culture del Centro Pime, via Mosè Bianchi, 94, alla scoperta dei legami fra cibi e culture. Cito dal loro sito:

“La tradizione gastronomica di un’area del mondo lontana da noi, non esprime solo ingredienti, immagini e sapori, insoliti e originali. E’ anche una porta aperta sul mondo che, nei secoli, l’ha creata. E’ un modo diverso di scoprire i valori culturali di un popolo attraverso l’estetica, i legami sociali, le tradizioni religiose che la cucina veicola. Il cibo in ogni cultura, è uno straordinario momento collettivo: a esso sono legate cerimonie, feste, momenti di convivialità. Conoscere i piatti significa anche entrare nel complesso mondo di relazioni fra le persone che li hanno ideati e da sempre li degustano. Quasi sempre, custodi di questo patrimonio sono le donne: la cucina è ovunque un regno femminile, con importanti regine. E’ anche un viaggio virtuale attraverso un territorio sconosciuto: ogni piatto tradizionale è legato alla natura del luogo, al clima e alle varietà vegetali e animali che entrano nella composizione della gastronomia.

Il primo incontro, martedì scorso, ha visto sul palco Bernadette Djea, cuoca e auttrice di libri per Pappamondo, nativa della Costa d’Avorio, che ha parlao di Spezie, igname e gombo: sapori misteriosi e tradizioni antiche in Africa Occidentale.

Martedì prossimo sarà la volta della cucina giapponese: Graziana Canova Tura, esperta gastronoma e conoscitrice del Giappone, parlerà con la giornalista Maria Tatsos, che presenta gli incontri, sul tema Non solo sushi: sapori ed estetica del cibo nel mondo giapponese, mentre martedì 15 dicembre toccherà all’Amenia, con la scrittrice armena Sonya Orfalian, che parlerà di Un ponte fra Oriente e Occidente: la tradizione gastronomica dei cristiani d’Armenia.

L’esplorazione di luoghi, saperi, sapori, esperienze è sempre interessante: e la presenza in Italia di tante culture ancvhe gastronomiche diverse è una delle esperienze più interessanti vuoi della modernità, vuoi della globalizzazione, vuoi della immigrazione.

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Emanuele Bonati

La pinza onta di mamma ANDREINA

25 November 2009 - Commento (1) »


Quando da piccolo andavo con i miei a trovare i parenti che allevavano maiali nella campagna veneta, ricordo che ci riempivano di prelibatezze suine da riportare a casa. Tra queste cose ce n’era una che non riuscivo ad apprezzare: il suo aspetto e l’odore erano per me, bimbo della provincia milanese, un po’ forti.
Erano dei pezzettini di roba mollicci, grassi e odorosi, dei quali i grandi erano proprio ghiotti: i ciccioli.
Non ci ho messo molto a capire perché: anch’io ho ben presto imparato ad apprezzarli grazie a una preparazione che faceva mia mamma, la “pinza ‘onta”, ovvero la pizza con i ciccioli.
Mia madre faceva rosolare in padella questi pezzetti di grasso, e tutta la casa veniva invasa da un odore (o profumo?…) molto intenso, dopo di che li impastava con farina acqua sale rosmarino e lievito, via in forno e… mi ritrovavo a spanorare un bel pezzo di questa pinza meravigliosa… Che bei ricordi d’infanzia…
Questo preambolo per dire che alla sagra di Brisighella, delizie del porcello, di cui vi ho già raccontato non una, ma due volte, non ho resistito all’acquisto di una bella montagna di ciccioli freschissimi, unti e bisunti.
Neanche a dirlo… ho subito chiesto a mia madre di farmi una pinza onta “perché io devo assolutamente mettere la ricetta sul sito e conspanidere, blablabla…”.
Detto fatto: ecco la PINZA ONTA di mamma ANDREINA.


Ingredienti:

250g farina 0
250g farina manitoba
250g ciccioli freschi (anche di più, a piacere)
rosmarino
sale
1 bustina di lievito di birra in polvere (8g)
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Esecuzione
Setacciare la farina, aggiungere sale lievito in polvere un cucchiaio scarso di olio extravergine (siculo preferibilmente), acqua quanto basta per ottenere un impasto né secco né umido, il rosmarino tritato ed infine i ciccioli freschi, precedentemente spadellati per ammorbidirne il grasso al fine di amalgamarli meglio con il resto degli imgredienti.
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Dopo aver impastato, formare una palla con l’impasto, coprirla e tenerla a riposo per almeno 30min.
Mettere in una teglia precedentemente passata con un velo di olio, stendere l’impasto e praticare dei tagli superficiali con un coltello.
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Infornare per 30 min. e poi…
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…buon appetito da mamma Andreina
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e da Christian

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Verticale di rum

24 November 2009 - Commenti »

Una degustazione può essere orizzontale (vini dello stesso tipo di una stessa annata ma di diversi produttori) oppure verticale (vini dello stesso tipo ma di diverse annate).

Passando davanto a un nuovo locale vicino al mio ufficio a Milano, il Cadenhead Whisky Bar, il mio sguardo viene attirato da un poster che invita a una verticale di rum: lo segnalo, peerché mi sembra interessante, perché il locale è nuovo, e perché… perché no?

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Chiacchiere

24 November 2009 - Commenti »

Che tristezza. che orrore, che angoscia, che disgusto, che…

Stamattina sono passato davanti a una panetteria, andando al lavoro. In vetrina faceva bella mostra di sé un vassoio di chiacchiere – sapete quei dolci dai vari nomi regionali (frappe, bugie, galani, o come diceva mia nonna, nel piacentino, sprelle…) che costituiscono una caratteristica del carnevale? Appunto: caratteristica del carnevale. Secondo Wikipedia è una tradizione che “probabilmente risale a quella delle frictilia, dei dolci fritti nel grasso di maiale che nell’antica Roma venivano preparati proprio durante il periodo dell’odierno carnevale”. Perché ora?

Ormai mi ero abituato a vederle nelle vetrine il 7 gennaio, e a volte addirittura fra Natale e Capodanno: dopo la Befana, che tutte le feste si porta via, inizierebbe tecnicamente il periodo carnevalesco, e quindi le chiacchiere ci starebbero: ma ora?

Ora no: è triste, è una commercializzazione ulteriore di tutto quanto si può commerciare vendere, va nella stessa direzione delle fragole a Natale, delle albicocche a marzo: soddisfare dei desideri creati ad arte, creare il bisogno di avere sempre tutto subito quando si vuole… Uno dei vantaggi della globalizzazione, della modernità in senso lato, è la disponibilità di beni, di merci, di alimenti in tempo reale, le aragoste del Maine possono arrivare in giornata da noi, e noi possiamo mandare le nostre in breve tempo in Argentina, lo scambio di esperienze anche alimentari è possibile a chiunque – e mi vabene mangiare l’anguria sudamericana in gennaio, se ne ho voglia – ma il sovvertimento delle tradizioni alimentari è un po’ snaturare se stessi e la propria storia, è come spostare la Pasqua a luglio così si può andare al mare…

Era così bello aspettare il tempo delle chiacchiere, come quello delle caldarroste, come il ritorno dei cioccolatini negli scaffali, come le ciliegie (da mangiare prima di san Giovanni, il 24 giugno, ché dopo avevano il verme…); aspettare che il gelo gelasse le verze per fare la cassoeula, la macellazione del maiale per il sanguinaccio e i ciccioli…

No, così non mi piace.

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Emanuele Bonati

Riviste di cucina

23 November 2009 - Commenti »

Addio, Gourmet, abbiamo detto. Ho preso il numero di novembre – non ho capito se è l’ultimo, o se l’ultimo sarà il prossimo, visto che come al solito ha i vari moduli cartoncini con le offerte di abbonamento e così via, come se niente fosse – in copertina, un bel tacchinone arrosto (è il numero del mese di Thanksgiving, novembre, la festa statunitense che celebra -dal 1623- la fine della stagione dei raccolti con grandi pranzi a base di tacchini arrosto e zucche).

No, no, è proprio l’ultimo: il sito è pieno di istruzioni su cosa fare per chi è abbonato, per chi vuole i supplementi, le offerte… ma non c’è nulla sulla chiusura, un editoriale, due righe di spiegazione e/o di scuse…

E com’è (com’era..) dentro? come ci si potrebbe aspettare, molto statunitense ma anche poco americano. Per intenderci: ci sono riviste come Men’s Health che sono state edite in Italia per il mercato italiano ma rimanendo intrisecamente americane, per cui i disegni, gli articoli, le situazioni a volte suonavano un po’ irreali, ma cosa stanno dicendo, ci si chiedeva, a in che mondo vivono – un altro mondo, di la dall’oceano, appunto. Gourmet no, invece – potrebbe benissimo essere tradotta e sembrerebbe quasi un numero della Cucina italiana – a parte qualche ingrediente insolito. Un’impaginazione chiara, elenchi di ingredienti ben incolonnati, tempi di lavorazione distinti dai tempi totali di realizzazione, foto, pubblicità…

Ah, già – la pubblicità, quella che mancava, e che ha portato alla chiusura… su 134 pagine, comprese copertine, una cinquantina sono di pubblicità; di queste una pubblicizza un “Classico” condimento all’italiana, anzi alla fiorentina, grana spinaci provolone pecorino romano, e un’altra i Baci Perugina. Si parla anche di un Boccalone, un “Calabrian-style sausage” spalmabile e divertente da pronunciare: en-DOO-ya

interessante, comunque… e non ci sarà più…

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Emanuele Bonati

La frase della settimana

23 November 2009 - Commenti »

Il vino è una specie di riso interiore che per un istante rende bello il volto dei nostri pensieri.

Henri De Regnier

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CIBVS comicvs

21 November 2009 - Commenti »
Le raccomando caldamente, per l'amor del cielo, la specialità della casa: lumache...

Le raccomando caldamente, per l'amor del cielo, la specialità della casa: lumache...

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CIBVS per la mente

16 November 2009 - Commenti »

Mia madre cucinava così male che la nostra pattumiera aveva l’ulcera.

Mario Zucca

Alla Sagra del Porcello a Brisighella: secondo giorno

13 November 2009 - Commenti »

La mattina dopo ci svegliamo – e piove. Penso subito alla Sagra del Porcello e mi sale una rabbia… soprattutto per i poveri mercanti ma anche per chi come me aspettava questa festa.

Mattino uggioso a Villa Abbondanzi.

Ci prepariamo e scendiamo per la colazione: coppie in accappatoio, ciabatte e ombrello vagano per il giardino sotto la pioggia scrosciante. Siamo perplessi. Realizziamo poco dopo che si stanno dirigendo verso la SPA… Villa Abbondanzi è un relais con campo da golf, palestra e sala benessere; e ha un ristorante che a occhio e croce non sembra niente male. Siamo in un posto veramente incantevole, dove si sta molto bene e dove ci si può davvero scaldare il cuore con nuove emozioni, come recita la loro brochure. Soggiornare qui con questo tempo piovoso e grigio non le rende giustizia. Immagino solo cosa possa essere durante il periodo estivo, quando tutti gli alberi sono in fiore, il verde dei campi da golf è acceso e la piscina è popolata di persone…

La sala ristorante è a vetrate che danno sul giardino ed è tutta legno e drappi di stoffa di un bianco candido. Mi piace. Facciamo colazione  con salumi, formaggi, delle semplici ma gustose torte (plumcake, ciambella con marmellata di albicocche) e delle brioche davvero ottime, caffè, un succo – e siamo pronti per partire.

Mi riprometto di tornare qui in primavera, soprattutto per provare il ristorante Cinque cucchiai, che promette bene. Organizzano anche serate con degustazione di vini e champagne abbinati a raffinati menù di pesce piuttosto che specialità gastronomiche del territorio.

Torniamo da Bulzaga per fare acquisti e per salutare Alberto (il proprietario), Sonia (direttore artistico nonché organizzatrice di eventi) e tutto il simpaticissimo staff. Ci vediamo l’anno prossimo. Chissà quale sarà il tema… penso tra me e me.

Ha smesso di piovere e noi stiamo andando a Brisighella che è proprio su questa strada… la via che porta a Firenze.

Mentre Lidia guida io sono intento a guardarmi attorno. Vedo colline dolcissime, alberi secolari, tonalità di verde, di rosso, di giallo che passano dal più scuro e intenso al più chiaro, paragonabile quasi ad un acuto di un cantante in grado di infrangere il vetro.  Pini marittimi la in alto e lungo la strada, che è fatta di curve e saliscendi  gentili. Sono rapito da questa bellezza. Che posti! Dico a chi mi sta accanto senza staccare gli occhi dal paesaggio.

Scorgo i tre colli di Brisighella , la torre dell’orologio la Rocca  e Monticino. Parcheggiamo e non faccio in tempo a scendere dall’auto che vengo avvolto da un profumo delicato di… porcello: infatti dall’8 al 29 novembre ci sono le Quattro sagre per tre colli. Oggi appunto è l’8 quindi è la giornata Le delizie del porcello.

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Camminiamo per le stradine in salita fino a raggiungere la piazza dove c’è il ristorante albergo Gigliolè. Continuiamo la nostra camminata tra le bancarelle di formaggi, salumi, dolci, frutta e verdura… olio, vino… Punti di ristoro dove preparano porchetta e tante specialità  a base di porcello che solo a sentirne il profumo ci si inebria.

Tra un assaggio e l’altro acquisto qualcosa. Immancabile l’olio il Brisighello, che mi piace moltissimo.

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Entriamo in un vicolo in salita a fianco alla strada degli asini (uno stupendo porticato rialzato) e ci dirigiamo al ristorante L’Infinito – chissà perchè hanno dato questo nome a un posto in cima al colle vicino alla Rocca….

Il ristorante è disposto su tre piani e parrebbe ricavato scavando le pietre locali che si intravedono ogni tanto. All’entrata c’è bancone con la cassa ed i bagni, si sale al primo piano dove ci sono due salette  poi al secondo piano una piccola sala con 3 tavoli (dove siamo noi) e la cucina. Salendo al terzo piano si può uscire in “terrazza” che è un pezzo di monte con piccoli terrazzini su più livelli, dove in estate vengono disposti dei tavoli. La vista da qui dove oltretutto si è  immersi nel verde, è impagabile.

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Dopo il tour rientriamo in sala ed iniziamo il pranzo: ricotta fresca con olio brisighello e pane ai semi di papavero…

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cappelletti in brodo da sballo…

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un secondo piatto di carne Mora romagnola al forno con patate…

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accompagnati dal vino Sangiovese della casa, per terminare con un bis di dolci composto da torta al cioccolato morbida e semifreddo al caffè…

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Si mangia davvero bene qui, senti tutta la genuinità di questa terra e di questa gente in questi piatti.

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La giornata volge al termine perchè è quasi ora di rientrare. Quindi ci rimettiamo in strada per Faenza. Sulla strada ci fermiamo a salutare un’amica, la vulcanica Viola, che ci accoglie mentre sta facendo i preparativi per un incontro culturale che avverrà di li a poco. Ma si sta facendo tardi ed io ho il treno per il rientro a Milano.

Eviterò di raccontarvi l’Odissea Trenitalia del viaggio di ritorno, perchè alla fine il weekend  è andato alla grande. Me ne resto seduto sugli scalini (sporchi) per scendere dal treno, semicalpestato, alla fine di un vagone in seconda classe, con la gente che continua a passare per andare al bagno nonostante la calca, la porta del vagone rotta che fatica a  chiudersi e la gente che ogni minuto la apre per andare chissà dove e a far che salvo ritornare dopo 30 secondi, ed ascolto musica dolce che aiuta la mia testa a viaggiare ripensando a tutto quello che ho vissuto nelle ore precedenti.

Arrivederci Brisighella, Faenza, porcelli…

Christian


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