Archivio per July, 2009

CIBVS comicus

30 July 2009 - Commenti »

Ho iniziato a essere vegetariana per motivi di salute, poi è diventata una scelta morale, e ora lo faccio solo per dar fastidio alla gente.
Ho iniziato a essere vegetariana per motivi di salute, poi è diventata una scelta morale, e ora lo faccio solo per dar fastidio alla gente.

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Di tutto un CIBVS 2

30 July 2009 - Commenti »

Parlavo di insetti cucinati…

In realtà… in realtà, se proprio vogliamo vedere, nello yogurt ci sono dei batteri, che magari non sono insetti, ma diciamo che suonano abbastanza preoccupanti (yogurt ai frutti di bosco con streptococco…) – e chi di noi non ha assaggiato il formaggio (pecorino) sardo con i vermi – su casu martzu, il formaggio marcio – di cui parla ad esempio, con dovizia di particolari, Ginger & Tomato nell’articolo: Il formaggio con i vermi o casu marzu ?

Io l’ho assaggiato, anni fa, in una casa di un paesotto dell’entroterra sardo, Villagrande Strisaili… o meglio, ho assaggiato quella che forse era una versione locale della cosa, un pecorino che aveva dentro i vermini, non come descritto dagli amici di gingerandtomato.

Ospite di amici di amici, durante una vacanza sarda, una sera a cena arriva in tavola una bella forma di formaggio, l’assaggio subito… e vedo che dal pezzo di formaggio che sto portando alle labbra spunta un puntino nero su un corpicino filiforme bianco quasi trasparente… sapevo di cosa si trattava, ovvio – ma devo dire che non ho esitato un attimo… E dopo pochi bocconi ero lì che correvo dietro ai vermini che erano usciti dal formaggio e se ne andavano in giro per il tavolo, invitandoli a rientrare nel loro habitat… Il fatto che poi il loro habitat potesse venire inglobato in un ecosistema più grande, il sottoscritto, beh… non fa di me un eroe altruista salvatore di vermini, lo so…

Inutile dire della bontà di questa cosa… non che i vermini avessero un sapore particolare – conferivano al formaggio un che di acidulompiccante -meraviglioso…

Devo aggiungere che il soggiorno sardo di quell’anno ormai lontano, fu segnato da una serie di esperienze culinarie importanti e interessanti… Magari ne riparleremo…

Il golfo di Orosei visto da Villagrande, in una foto di THE ONE su flickr
Il golfo di Orosei visto da Villagrande, in una foto di THE ONE su flickr

Di tutto un CIBVS

29 July 2009 - Commenti »

Che dire? Di tanto in tanto si leggono sui giornali notizie come questa…

“La produzione e il consumo eccessivo di carne, pesce e formaggi mettono a serio rischio l’ambiente”, questa la convinzione del ministro dell’agricoltura olandese, Gerda Verbug. La soluzione proposta? Puntare su cibi alternativi per non esaurire le risorse a nostra disposizione. In fondo che ci vuole? Si tratta solo di prenderci gusto. Ecco quindi che durante la presentazione all’Aia del rapporto sul “Cibo sostenibile” è stata organizzata una presentazione appetitosa: cavallette fritte e tortini di larve tutte da mangiare. C’è da dire che l’Olanda è già all’avanguardia per quanto concerne il consumo di piatti inusuali, almeno per la cultura occidentale . Esistono 5 ristoranti dove vengono serviti involtini primavera con cavallette, ravioli con insetti, polpette di larva, mentre due siti internet vendono lecca-lecca al gusto di scorpione e cavallette glassate di cioccolata. A questi si è aggiunto un macellaio di Zaanstad, a nord di Asterdam, che accanto alle cosce di pollo e ai filetti di vitello, offre ai suoi clienti barattoli da 50 grammi di locuste e larve della farina; lui assicura: “Con un bicchiere di vino bianco le locuste sono davvero eccellenti” [http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/insetti-cucina/1.html]

Si apre un’infinita schiera di possibilità: un giro di ricette su come arrostire i lepidotteri, se gli zoratteri  sono meglio bolliti, se nell’impanatura delle cetonie ci voglia o meno la birra, se le dorifore sanno di patata…

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CIBVS per la mente

27 July 2009 - Commenti »

Il buon vino è un docile animale domestico se se ne fa buon uso.
William Shakespeare

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CIBVS comicus

26 July 2009 - Commenti »

Ne vuole uno pulito?
Ne vuole uno pulito?

CIBVS comicvs

23 July 2009 - Commenti (2) »

18980

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Una ricetta di Davide Oldani

20 July 2009 - Commenti »

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Vi propongo una ricetta di Davide Oldani, che ho trovato su un numero di Tuttomilano (l’allegato di “la Repubblica” su tutto quello che succede a Milano) del maggio 2007: ANANAS ARROSTITO, SORBETTO AL COCCO E NOCI

Levare il torsolo a 4 fette di ananas sbucciate, metterle in padella con 80 gr di burro e 70 gr di zucchero scaldati, farle arrostire dolcemente da ambo i lati.

Mettere in una pemtola 380 gr di acqua, 125 gr di zucchero e portare a bollore, aggiungere 50 gr di cocco in polvere, bollire per 1 minuto e far riposare per 1 ora, passare al colino fine e mettere in congelatore.

Mantecare con la sorbettiera.

Marinare 24 ore in acqua e zucchero 150 gr di gherigli di noce, caramellarli nello sciroppo ridotto sul fuoco, infornarli a 90° per circa 2 ore.

Mettere il sorbetto sulle fette d’ananas e le noci sul sorbetto.

CIBVS per la mente

20 July 2009 - Commenti »

I poeti hanno sempre mantenuto un misterioso silenzio sul soggetto “formaggio”.
Gilbert Keith Chesterton

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A tavola con… CARLO EMILIO GADDA

17 July 2009 - Commento (1) »

Vi propongo un brano da La cognizione del dolore (Einaudi), romanzo del 1970 di Carlo Emilio Gadda; una delle più belle descrizioni di pranzi, con le pietanze che assumono quasi una consistenza reale in bocca man mano che si procede nella lettura…

Una scrittura barocca, quella di Gadda, mai come in questo brano tutta da assaporare.
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Del grifo e del naturale porcino di lui, altresì adduceva la favola, in aggiunta di quel di sopra, come nel corso di tutta una interminabile estate egli non avesse cibato se non aragoste in salsa tartara, merlani in bianco con fiotti di majonese, o due o tre volte il peje-rey; e piccioni arrostiti in casseruola con i rosmarini e le patatine novelle, dolci, ma non troppo, e piccolette, ma di già un po’ sfatte, inficiate, queste, nel sugo stesso venutone da quegli stessi piccioni: farciti alla lor volta, secondo una ricetta andalusa, con l’origano, la salvia, il basilico, il timo, il rosmarino, il mentastro, e pimiento, zibibbo, lardo di scrofa, cervelli di pollo, zenzero, pepe rosso, chiodi di garofano, ed altre patate ancora, di dentro, quasiché non bastassero quelle altre messe a contorno, cioè di fuori del deretano del piccione; che erano quasi divenute una seconda polpa anche loro, tanto vi si erano incorporate, nel deretano: come se l’uccello, una volta arrostito, avesse acquistato dei visceri più confacenti alla sua nuova situazione di pollo arrosto, ma più piccolo e grasso, del pollo, perché era invece un piccione.
Ed erano, anche queste patate di dentro, come del resto quelle di fuori, estremamente farinose in un primo tatto della sua lingua, dove però non appena ve le cucchiarasse, dacché il cucchiaio vi doveva adibire, il lurco, le si sdilinquivano subito in un’unica pasta tutt’insieme con il loro involto carnoso, cioè l’evacuato e rinfarcito animale, d’un sapore generale di rosmarino, o, a farci caso, di basilico, che dava però il passo ben presto, e poi del tutto partita vinta, a quel fuoco dannato del pepe rosso. Poiché maciullava tutto in una volta, cioè piccioni e patate e cervelli e lardelli e pepe e chiodi (di garofano), il porco, innaffiandoli poi, che non erano neanche arrivati in fondo, coi vini prelibati della regione preandina, e i pesci invece, e la ragusta, ammappelo!, quelli coi bianchi secchi, limpidissimi, da ventidue e fino ventotto centavos, del Nevado, o del Cerro Pequeño.
E voleva, tra i labbri, d’un diaccio calice il labbro sottile e molato, la vitreità destituita di spessore, la purità frigida ed incorporea, netto cristallo. E in quei momenti di spregio aborriva con ira i bicchierazzi sul tappeto verde, tozzi e isbilenchi come da Manoel Torre, sfaccettati alla peggio insino alla metà e grami di bolle d’aria e d’incrini. Ma in mancanza di meglio non li avrebbe respinti…. neppur quelli! Oh! non era il tipo, così la favola, del «transeat a me!».
Basti dire che queste vassallate dello schiaccianoci e del pepe d’Affrica le usava egli, alla propria ingorda capienza, dentro uno stambugio tenebrosissimo del Riachuelo, dove frequentavano cingani e altre genti di strapazzo e guitarra, e gatti e gatte d’amor libero tra le scarpe de’ pasturanti, in contenzione continova sopra gli ossi di pollo e le resche per quanto iscarnite, che quei superni vanno gittando loro, dopo ogni loro ciminale perpetrato spolpamento, nel suolo gattesco. E dopo questo po’ po’ di lappa lappa aveva anche la faccia, il sin vergüenza, di cercar briga ogni volta al trattore, col dire che quello gli conteggiava simili portate troppo più che una ordinaria somministrazione di puchero. Il trattore, benché avesse a mano il grembiule e non il coltello, – (se ne detergeva usualmente, con quel zinale color sciacquatura dei piatti, il sudato del collo, torno torno tutta la grascia), – lo mandò un bel giorno a far friggere, esortandolo cercar altrove il mangiare, dove potesse intasarsi meglio, e per nulla; e lui allora, el hidalgo, invece di rompergli una salsiera in testa, a quel turpe, si fece mignolo mignolo dalla vergüenza rimpetto a tutti i rimanenti attavolati che pasturellavano e brucavano con tanto decorosa benignità, e taluno glugolando alcun gotto; indiché non appena gli venne meglio sgattaiolò per la porticina di strada: poiché ben vedeva pure lui, per quanto hidalgo fosse, che da nessun altro porcile in tutta la terra avrebbe potuto pascere tozzi d’aragoste con cucchiarate di majonese a quel modo, e a così basso mercato.

DE GUSTIBVS

16 July 2009 - Commenti (2) »

Allora: estate, sole, caldo, temporali… no, un momento: siamo su CIBVS, quindi: angurie, ciliegie, fragole, pomodori, primi piatti freddi… e GELATI!!!
Ricordi d’infanzia (vabbe’ d’adolescenza…): la gelateria davanti alla pensione Villa Gori a Igea Marina, dove a una cert’ora del pomeriggio mettevano nella grande gelatiera a vista la stracciatella, e con il cucchiaino te la facevano assaggiare; e nelle grandi gelaterie sul lungomare il mangiaebevi, il gelato flambè con la zolletta di zucchero imbevuta d’alcol poggiata su un amaretto capovolto sopra un trionfo di panna montata, infiammata e caramellata all’istante (…la zolletta, non la panna…), la banana split (split, divisa in due, con tre palline di gelato, e tanta panna…), la pesca melba (un trionfo di panna e morbidezza sciropposa dell’estate, pesca e lampone, da farti desiderare di aver conosciuto personalmente Nelly Melba per vedere se era così anche lei…)..
Ok, troppo retrò nostalgico – e non voglio nemmeno ricordare cosa costava un gelato allora… – ma so benissimo cosa costano adesso…

E – da tempo non vado più a prendere il gelato dal baracchino sotto il ponte della Centrale, ottimo; non c’è più la Gelateria Ecologica in porta ticinese, col gelato di fragoline di bosco allo champagne…; non c’è più Grasso in via Cellini, Viel in Cairoli; le gelaterie di via Marghera hanno un’aria un po’ da supermarket…

Gelati oggi, a Milano – non amo le classifiche, ci sono miriadi di gelaterie, e quindi: mi piace, e basta.
Mi piace sempre ROSSI in viale Romagna, la panna fiocco resta un must, imprescindibile…
Mi piace DELICE in via Beato Angelico, gusti nuovi, ricerca accurata della materia prima (e si sente)…
Mi piace IL MASSIMO DEL GELATO in via Castelvetro, ottime granite, gustosi cioccolati…
Mi piace UMBERTO, in 5giornate, testimonianza vitale dei tempi andati…
Mi piace GROM, la crema all’antica, la crema di grom, le proposte di accostamenti interessanti…

Crema all'antica e cioccolato di Grom
Crema all’antica e cioccolato di Grom

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